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ESAME DI PACHIMETRIA CORNEALE: A COSA SERVE

La cornea è il tessuto trasparente che costituisce la parte anteriore dell’occhio. È la lente più preziosa che abbiamo ed è la prima che la luce incontra nel corso del suo tragitto naturale verso l’interno dell’occhio.

Diverse malattie possono colpire la cornea: cheratocono, cheratite, edema corneale, ulcera corneale, macula e glaucoma sono tra i più noti esempi. Scopriamo l’utilità dell’esame di pachimetria corneale.

PACHIMETRIA CORNEALE: COS’È

La pachimetria corneale è un esame non invasivo utile per verificare lo spessore della cornea. L’unità di misura della cornea è il micron (millesimi di metro, simbolo μ). Lo spessore normale al centro della cornea è di circa 510-520 μ; i pazienti che risultano avere una cornea più sottile sono maggiormente sottoposti a rischi.

La pachimetria è di grande aiuto per la diagnosi e il monitoraggio delle patologie sopra citate, e permette di individuare la corretta pressione oculare. Il test viene impiegato anche nei pazienti che devono sottoporsi a un intervento di chirurgia corneale, come il cross-linking o il trapianto di cornea.

PACHIMETRIA CORNEALE: COME SI SVOLGE L’ESAME

L’esame non è difficile e non richiede alcun tipo di preparazione.

La persona si accomoda di fronte allo strumento, e il mento e la fronte vengono fatti appoggiare su supporti specifici. Nell’acquisizione mediante pachimetro ultrasonico, il medico instilla nell’occhio un collirio anestetico e applica sulla superficie della cornea una sonda per rilevare lo spessore corneale. Al paziente è richiesto di fissare una fonte di luce luminosa per alcuni secondi; nel mentre, lo strumento esegue una serie di scansioni della cornea e il computer effettua analisi morfologiche e morfometriche.

Il paziente non prova né disturbi né dolori, soprattutto nel caso di pachimetro ultrasonico che prevede l’uso di collirio anestetico.

PACHIMETRIA CORNEALE: CHI PUÒ SOSTENERE L’ESAME

L’esame è adatto a persone di ogni età, anche bambini, purché in grado di garantire un’attiva collaborazione per lo svolgimento dell’esame. Se l’esame non permette di ottenere un risultato attendibile, deve essere ripetuto.

Se l’esame è ben riuscito, generalmente non è necessario ripeterlo nel corso della vita: lo spessore corneale infatti, tranne che in presenza di cheratocono, non è un parametro variabile nel tempo. Diverso il discorso nel caso di interventi e di analisi dell’evoluzione della patologia: qui la pachimetria corneale è utile per studiare la superficie e lo spessore della cornea prima e dopo.

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